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La Fontana del Facchino: storia e leggende

Di rientro dai Fori Imperiali, aggirandomi per il centro, proprio sull’angolo di una traversa di via del Corso, ho trovato la Fontana del Facchino: quelle sculture che ti lasciano la voglia di scoprirne di più della sua storia!

La Fontana del Facchino, insieme a Pasquino, Marforio, l’abate Luigi, Madama Lucrezia e il Babuino fa parte delle statue cosiddette parlanti attraverso cui Pasquino per primo ed i romani più in generale denunciavano, affiggendo anonimi foglietti, il costo della vita, le tristi condizioni in cui viveva la plebe, la corruzione e il malgoverno della Curia.

La fontana fu realizzata a spese e su disegno del pittore fiorentino Jacopino del Conte, ad ornamento della sua casa di via del Corso, tra il 1580 anno in cui giunse l’acqua in questo gruppo di edifici e il 1598 anno della sua morte.
La scelta di rappresentare un acquaiolo sicuramente dipese dalla presenza, in questa zona della città, di numerose abitazioni e botteghe di facchini portatori d’acqua che nelle ore notturne riempivano botti e botticelle con l’acqua attinta dal Tevere o dalle tre bocche dell’antica fontana di Trevi e durante il giorno la distribuivano per le strade di Roma.

Varie leggende circolano sulle fattezze del facchino che secondo alcuni sarebbero quelle di Martin Lutero, che nel 1511 soggiornò nel vicino monastero degli agostiniani, secondo altri invece ricorderebbero quelle di Abbondio Rizzio un famoso facchino citato anche in una lapide collocata a ridosso della fontana, oggi rimossa, che recitava: Portò quanto peso volle, visse quanto poté ma un giorno nel portare un barile in spalla ne morì”.

Il volto tumefatto del facchinocorrotto dalle ingiurie dè monelli e del tempo potrebbe anche essere la conseguenza delle sassate che in antico i passanti gli tiravano credendolo un ritratto di Lutero.

Nel prossimo vostro giro a Roma non potrete non notare questa fontana! Nel frattempo vi lascio una guida alla scoperta di cinque fontane imperdibili di Roma!

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